GATTO CERTOSINO
Il Certosino gatto nazionale francese è una razza autoctona, ovvero non manipolata dalle selezioni genetiche dell’uomo. Questo certamente è la dimostrazione di come madre natura operi nella perfezione di adattamento di ogni singola specie animale.
Riguardo all’origine del Certosino esistono numerose leggende, dicerie popolari sostengono che siano stati i Crociati a portarlo in Europa dall’Oriente, al ritorno dalle loro spedizioni di guerra.
Sembra che abbiano donato una coppia di gatti dal singolare mantello blu, ai monaci del monastero di Chartreuse, fondato nel 1084 da San Brunone vicino a Granoble nei pressi di Parigi, per sdebitarsi dell’accoglienza trovata al loro ritorno.
Si dice che fu proprio l’ordine religioso a battezzarli “Chartreux”. Sembra tuttavia non confermata da alcuna documentazione di veridicità questa storia.
Un’altra ipotesi è che il Certosino sia giunto in Europa dalle carovane nomadi provenienti dalle zone montuose della Siria, esattamente dalla Turchia e dall’Iran. Questo spiegherebbe lo sviluppo della pelliccia spessa e folta, adatta al clima rigido della zona di provenienza.
Secondo altri, uno di questi è un grande estimatore ed allevatore della razza, Jean Simonnet, presidente del Cat Club del Gatto Certosino in Francia (“le chat des Chartreux” 1980), dice che il suo nome il Certosino lo deve ad una stoffa di origine spagnola molto morbida, “la piles des chartreux” alla quale il mantello, proprio per la particolare tessitura leggermente lanuginosa veniva paragonato.
Altre citazioni del Certosino le possiamo trovare nel 1558 in un poemetto di Joachim du Belly; nel 1723 nel “Dictionaire Universel du Commerce, Histoire Naturelle et des Artes et Méstieres” (Dizionario Universale del Commercio, Storia Naturale e delle Arti e Mestieri) di Savarry des Bruslon, un’opera tecnica, destinata ai commercianti dell’epoca.
Proprio in queste pagine viene descritto lo charteux come nome comune per descrivere un gatto dal mantello di colore grigio-blu, di cui i pellicciai ne facevano commercio.
Per due lunghissimi secoli e solo con la seconda guerra mondiale per il Certosino terminò un lungo periodo di barbarie e sevizie, infatti questo gatto oltre essere apprezzato per la sua pelliccia, che lavorata poteva essere simile a quella della lontra, ed usata anche in medicina come cataplasma, veniva usato nella gastronomia umana per le sue carni, considerate particolarmente gustose.
E ne troviamo conferma dal naturalista svedese Linneo che nel 1760 ne parla nel suo trattato: “…In Francia si incontrano ancora quotidianamente persone che si cibano di gatti ben nutriti e grassi, chiamati Chartreux. I francesi li cucinano arrosto oppure stufati…”.
Ed ancora lo possiamo ritrovare nel “Dictionnaire Raisonné et Universel des Animaux” (Dizionario Universale degli Animali) pubblicato nel 1759, stesso periodo in cui il naturalista francese de Buffon lo cita nella sua “Histoire Naturelle” (Storia Naturale), dove cataloga tre razze feline classificandole come: Certosino, gatto domestico, d’Angora.
Si possono riscontrare ancora testimonianze di questo felino in opere letterarie come quella del dottor Loir “Le chat, son utilité” (Il Gatto e la sua utilità) dove vengono esaltate le sue qualità di cacciatore, descrivendolo come uno dei migliori predatori, soprattutto di topi.
Ed ancora la scrittrice Colette de Gaulle, devota al suo Certosino gli dedica uno dei suoi romanzi.
Per quanto diverse siano le leggende e le teorie sulla storia del Certosino, la selezione di questa razza la dobbiamo agli allevatori francesi.
Furono le sorelle Christine e Suzanne Léger, di Belle – Ile – en Mer in Bretagna, che verso la fine degli anni Venti, raccolsero alcuni gatti blu che vivevano in colonie nelle vicinanze di un ospedale dell’isola, a curarne la loro selezione portandoli all’esordio vero e proprio.
Il loro allevamento con l’affisso“de Guerveur” era uno dei più rinomati di quegli anni, e fu una delle loro gatte (Mignonne de Guerveur) nel 1933 all’esposizione del Cat Club de Paris, organizzata nella stessa capitale a diventare la prima campionessa internazionale di questa razza.
Da qui ha inizio un periodo più roseo per il Certosino, l’ingresso alle Esposizioni con grande successo, e la stesura del primo Standard nel 1939. Anche se proprio nello stesso anno insorsero i primi problemi per la razza.
Alcuni allevatori inserirono negli accoppiamenti il Persiano Blu, per aumentare l’intensità di colore degli occhi del Certosino e soprattutto per andare a colmare le lacune che la troppa consanguineità aveva creato.
Solo negli anni ’60 riuscirono a “purificare” la razza dal passaggio del Persiano, ridonando le caratteristiche naturali della razza senza perdere però il colore ambra degli occhi che nel frattempo erano riusciti a creare.
Ma un secondo pericolo di perdere le sue caratteristiche naturali il Certosino lo subì quando gli allevatori francesi importarono dalla vicina Inghilterra molti esemplari di British shorthair, che nello stesso periodo era stato selezionato ed incrociato col Persiano per aumentarne le caratteristiche tondeggianti.
Il rischio di far estinguere il Certosino fu ormai prossimo, non c’erano più distinzioni tra i due gatti , tanto la FIFe (Federazione Internazionale Felina) nel 1970, decise di unificare gli standard adattando quello del Certosino e quello del British shorthair.
Solo nel 1977, dopo le continue rivendicazioni e le proteste degli allevatori per la tutela della propria razza che la FIFe ridiede la possibilità di considerare autonomamente questo gatto, dandogli nuovamente identità e un proprio standard. Questo grazie certamente al professor Nouvel, presidente della Federazione Felina Francese dell’epoca, che chiese a Jean Simmonet di fare ricerche per: “…stabilire che il nome del gatto Certosino veniva dato ad una razza ben determinata la cui descrizione figura in documenti inconfutabili e risalenti a tempi lontani…”
E solo nel 1989, la FIFe conferma altre differenze tra le due varietà, donando maggiormente identità al Certosino.
In alcuni testi di razze di gatti non aggiornati (“Gatti” di Gino Pugnetti 1983) possiamo leggere ancora oggi che nella classificazione di varietà del Certosino ce ne sono tre: “quelli di pura razza, privi di apporto di sangue straniero; quelli che hanno tra i loro ascendenti un Persiano Blu; quelli che possiedono un antenato di British Blue versione inglese del Certosino”.
Purtroppo, sorgono ancora oggi dei problemi, il LOOF (Libro Origini Francese) autorizza la denominazione del British blu, “Certosino britannico”, anche se gli stessi allevatori di British shorthair non vogliono assolutamente che non venga fatta distinzione tra le due razze.